giovedì 23 gennaio 2014

La Grande Bellezza

Sfuggente. Forse è l'aggettivo che definisce al meglio l'ultimo film di Sorrentino. Un'opera liricamente magistrale, in cui ogni inquadrature è un orgasmo visivo, che ti accompagna per più di due ore e ti lascia una sola certezza: "Non ho veramente capito". Allora lo riguardi, e cogli nuovi particolari, nuovi scorci di una Roma che forse non è così bella nemmeno dal vivo, e che ti fanno immedesimare nel povero turista il cui cuore non regge alla vista della Capitale. Arrivi di nuovo alla fine e, nuovamente percepisci di non averne colto il senso ultimo, come se qualcosa di semplice, fondamentale ma impalpabile ed inafferrabile, continui a sfuggirti. Non sai che cosa, non sai perchè, ma sai che c'è.
Provi a rivederlo, cercando di analizzare le  singole battute e allora, finalmente capisci, o almeno te ne convinci, che il significato ultimo sta in una delle frasi con meno pathos, senza colonna sonora di sottofondo. "lo sai che la massima aspirazione di Flaubert era scrivere un romanzo sul niente, se ti avesse conosciuto avremmo avuto un grande libro, che peccato". Il libro a Flaubert non è riuscito, ma forse a Sorrentino il film sì. Nessun contenuto vero, nessun messaggio positivo, se non quegli sprazzi di grande bellezza impressi sulla pellicola. Ce lo ricorda anche la scena finale, lo sguardo della ragazza che sembra dire tanto ma che in realtà non dice nulla, il racconto della prima volta di Jep che non si conclude, fallito come quasi tutte le altre imprese della sua vita. Perchè Roma impigrisce.
Ma nonostante l'evidente sofferenza del protagonista, la sua disincantata visione del mondo e di sè stesso, il suo limitarsi a discutere di "vacuità" per evitare di confrontarsi con le sue "meschinità", noi ammiriamo Jep, ne invidiamo l'abilità e il potere di fare fallire le feste.
Il nulla attrae anche noi e ci conforta, lo ricerchiamo per riempire la nostra vita, per far fronte alle nostre mancanze con notti mondane e chiacchiericcio, come si fa fronte alle cicatrici del tempo con iniezioni di botulino e quindi via, forse armati di un minimo di consapevolezza in più, ritorniamo alle nostre esistenze perchè in fondo "è solo un trucco".

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